LA SAPONIFICAZIONE

NOTIZIE STORICHE 

tratto da “L’industria dei saponi”, dott. V. Scansetti, ottava edizione riveduta e aggiornata, Editore Ulrico Hoepli, Milano, 1945

NELLA Bibbia troviamo riferimenti al sapone ma è da ritenersi che l’espressione originale tradotta per natron e sapone, fosse da considerarsi in la LISCIVIA ALCALINA  (clicca per vedere la ricetta e il procedimento) un detergente alcalino molto diverso dal sapone che usiamo oggi. La lisciva v eniva e viene si può tuttora ottenere dalla cenere di piante. Greci e Romani sembrava utilizzassero semplicemente acqua o oli profumati per la detersione. L’attribuzione della scoperta del sapone fatta ai Fenici, non ha serio fondamento. Di conseguenza la diffusione circa 600 anni prima di Cristo da parte di questo Popolo nelle colonie del Mediterraneo da loro fondate, compresa Marsiglia, non ha solide testimonianze. Altra attribuzione che appare leggendaria è la scoperta da parte della moglie di un pescatore di Savona (da qui poi il francese savon, ossia sapone). Secondo la leggenda avrebbe fatto riscaldare della liscivia di soda in una pentola in cui si trovava dell’olio di oliva. I Romani conoscevano le proprietà detersive dei liquidi alcalini, ma il sapone si trova ricordato solo nel primo Secolo dopo Cristo da Seneca e Plinio nei loro scritti. Secondo le loro testimonianze furono i Galli che preparavano una pomata con grasso di capra e ceneri di piante allo scopo di imbiondire i capelli e per altri usi medicinali. Dobbiamo aspettare il secondo Secolo dopo Cristo per avere notizie sull’impiego del sapone come detergente: in “De simplicibus medicaminibus” di Galeno di Pergamo si legge che il sapone veniva inpiegato sia come medicamento che come deteergente per il corpo e per gli abiti. Veniva fabbricato con sego di bue, di capra e di montone e con una liscivia formata da cenere e calce. Nel 1748 negli scavi di Pompei, città distrutta dalle lave del Vesuvio nel 79 dell’era volgare, vengono ritrovati utensili e residui di sostanze grasse che si riconobbero appartenere ad una antica fabbrica di sapone. Un’altra interessante testimonianza viene attribuita da E. Bontoux (in un testo del 1910, Ubbelohde, Handbuch del Öle un Fette, vol III, 1910, pag. 1078), agli Arabi viene anche attribuito l’uso della caustificazione delle liscivie con calce per preparare saponi duri di bell’aspetto. Nel IX secolo i Mori di Spagna preparavano saponi con l’olio di oliva. gli autori francesi asseriscono che già nel XV secolo esistessero a Marsiglia delle saponerie importanti. “Certo è che l’industria saponiera si sviluppò nelle città costiere del Mediterraneo, favorite dalla presenza abbondante di olio d’oliva e di ceneri delle piante marine, e diventò fiorente soprattutto a Savona e Venezia nel XV secolo, e un po’ più tardi anche a Genova. Tali città costiere avevano  il notevole vantaggio della vicinanza delle materie prime e della comodità del trasporto. Ad Alicante, a Cartagena, a Tripoli d’Africa, a Tripoli di Siria in Asia Minore esistevano fabbriche rinomate, dove si otteneva la soda dalle ceneri delle piante marine; e si capisce come in quei tempi fossero avvantaggiate Savona Venezia e Genova dalla loro posizione costiera di fronte alle città interne, come per esempio Milano, dove difficilmente le fabbriche di sapone potevano esistere. … Grande fama acquistarono i saponi di Venezia, che venivano esportati in quantità comsiderevoli negli altri paesi, dove tale industria non era ancora sviluppata; ancora oggi nei paesi centrali d’Europa la denominazione di sapone veneziano si dà a un sapone dotato di ottima qualità.” Nel 1749 sappiamo che a Marsiglia vi erano 28 saponerie e nella Provenza ve ne erano 39. Nel 1791 nacque la prima fabbrica di soda artificiale tramite il processo Leblanc e si ebbe così una liscivia più concentrata e saponi più duri (ricordiamo che la liscivia contiene anche carbonato potassico che produce sapone molle). Nel 1861 Ernest Solvay perfeziona il metodo (meno inquinante) producendo soda caustica, oltre alla soda Solvay e al bicarbonato. Un ulteriore contributo fu dato da Chevreul (1813-1823) che pubblicò i suo studi sulla composione chimica dei grassi e sulla spiegazione della reazione di saponificazione. Vennero cosi nel tempo aggiunti altri oli per la preparazione del sapone (sesamo, arachidi, cocco…). Anche in Inghilterra si sviluppò la produzione di sapone e sappiamo che nel 1912 la produzione annuale di sapone era di circa 4.000.000 di quintali. La penuria di grassi durante la seconda guerra mondiale portarono alla diffusione dei detergenti di sintesi. Oggi assistiamo ad una riscoperta della saponificazione, imteressando una comunità sempre più fiorente di autoproduttori. Grazie ad internet vengono condivise esperienze, metodi e ricette che hanno reso la saponificazione accessibile e sicura. Vi sono regole ben precise da seguire ed è buona norma evitare di improvvisarsi. Per questo esistono libri in commercio che consentono di dicumentarsi bene prima di intraprendere l’emozionante esoerienza di produrre in casa saponi eccellenti.

LA CHIMICA DEL SAPONE

Il sapone è un sale di sodio o di potassio di un acido carbossilico a catena lunga. Viene prodotto attraverso il processo di saponificazione.


In parole semplici una molecola di glicerolo e tre di acidi (costituenti i grassi) saponificano tramite una forte base alcalina (idrossido di sodio o di potassio) dando origine ad un composto che contiene un sale (il sapone) e delle molecole libere di glicerolo. Ricordiamo che la soda non compare nel prodotto finito, cioè il sapone, perché reagisce complentamente con le molecole di acido grasso, fornendo un prodotto delicato sulla pelle ed efficace quale detergente.

PERCHÉ IL SAPONE PULISCE?

Sappiamo che olio e acqua non si legano fra loro perché hanno polaritá molto diverse. L’olio e lo sporco in generale non si scioglie quindi con l’acqua. L’azione detergente del sapone è però dovuta alla struttura delle molecole che lo caratterizzano. Ogni particella di sapone possiede una “coda” idrofila e una “testa” lipofila. La testa lipofila si lega allo sporco che è per lo più costituito da materiale lipofilo, mentre la oarte idrofila si lega con l’acqua e con questa eliminata. In alte parole, quando ci laviamo le mani con il sapone utilizziamo qualcosa che ha una parte simile all’olio e che quindi sarà capace di legarsi ad esso e una parte solubile all’acqua, che trascinerà via la parte lipofila perché le molecole di sapone hanno fatto da ponte tra le molecole di acqua e le molecole di olio.

PREPARARLO IN CASA

È possibile autoprodurlo? Certo. Vi sono vari metodi: a caldo, a freddo, tutto a freddo. Liquido o solido. Per il corpo e per la casa. Per uso quotidiano e da regalare. L’importante è rispettare le REGOLE DI SICUREZZA e avere voglia di sperimentare.

Propongo qui una ricetta semplice per produrre – a mio avviso – il migliore sapone per la pulizia dei panni a mano, per gli strofinacci e per il tagliere, nonché come base da utilizzare per prodotti per la casa.

SAPONE 100% AL COCCO PER LA CASA/PANNI

  • OLIO DI COCCO                 500 g
  • SODA CAUSTICA (NaOH)    95 g
  • ACQUA DISTILLATA            150 g

    PROCEDIMENTO

A QUESTO PUNTO INCORPORARE GLI OLI ESSENZIALI SCIOLTI NELL’AMIDO E MESCOLARE VELOCEMENTE

VERSARE SUBITO IL SAPONE NELLO STAMPO (es da plum cake)

DOPO QUALCHE ORA (6-8) INDOSSARE I GUANTI (il sapone è ancora caustico per i primi 20 gg) E SFORMARLO COME SE FOSSE UN PLUM CAKE E PORZIONARLO

LASCIARLO STAGIONARE PER ALMENO 4 SETTIMANA AL FRESCO, RIPOSTO IN UNA SCATOLA DI CARTA RICOPERTO DI CARTA FORNO

CONSERVARE AL FRESCO E AL BUIO

NORME DI SICUREZZA

la soda caustica è corrosiva e a contatto con l’acqua sprigiona fumi tossici. Va trattata con le dovute cautele per evitare di danneggiare occhi, pelle e oggetti.

Quindi ricordarsi di:

  1. Proteggere i piani di lavoro con carta di giornale
  2. Avere a portata di mano dell’aceto per neutralizzare eventuali danni da schizzi di soda caustica (sulla pelle o sugli oggetti). In caso di contatto con la pelle NON sciacquare con acqua ma con aceto
  3. METTERE SEMPRE LA SODA DENTRO L’ACQUA E MAI VICEVERSA. SE SBAGLIAMO, SI SPRIGIONANO SCHIZZI E VAMPATE DI VAPORE DANNOSE E PERICOLOSE PER L’INCOLUMITÀ. Per aiutarsi a memorizzare ricordiamo l’effetto che avrebbe l’acqua su una padella rovente!!!
  4. Questo procedimento si chiama “a freddo” e non dobbiamo toccare il sapone a mani nude perché il processo di saponificazione si completa in circa 3 settimane, quindi la soda è ancora presente nel sapone. A fine reazione il sapone non conterrà più soda caustica perché questa avrà reagito tutta con l’olio
  5. munisri di occhiali, guanti. La mascherina spesso consigliata non serve a molto perché concepita per filtrare le polveri. Nel nostro caso la soda sprigiona non pivere, ma fumi. Per questo sarebbe utile o una maschera anti fumi o allontanare il viso ed evitare ri reespirare i fumi durante la fase di mescolamento. Aprire la finestra o – meglio ancora – versare la soda negli oli all”aperto, in terrazza o in giardino. In ogni caso versare molto lentamente eviterà reazioni violente
  6. Non riutilizzare il contenitore vuoto della soda per altri usi: è norma generale di sicurezza standardizzare l’uso di flaconi contenenti sostanze velenose e corrosive come – nel nostro caso – l’idrossido di sodio

PER FINIRE….

si organizzano corsi per approfondire questo tema. Consulta il programma completo 


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