RIFLESSOLOGIA E POSTURA prima parte

Marzo 17, 2016 larifles Riflessologia

E’ possibile intervenire sulla postura attraverso la riflessologia?

muscolischiena

CON LA RIFLESSOLOGIA SI PUO’ CONTRIBUIRE A OTTENERE E MANTENERE UNA POSTURA CORRETTA

La postura viene definita “la posizione del corpo nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. Può essere: in stazione eretta (mono e bipodalica), da seduto, in decubito (prono – supino – laterale)”. La “deformazione coerente della gravità” è la posizione più ideonea del nostro corpo nello spazio, per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico sia in deambulazione che in stazionamento. Ad essa concorrono vari fattori: neurofisiologici, biomeccanici, emotivi, psicologici, relazionali. La postura corretta è anche definita “il corretto rapporto del corpo nei tre assi dello spazio”.

Ormai ad ogni livello viene riconosciuto il ruolo delle tensioni muscolari quali principale strumento difensivo della persona espresso a livello corporeo e tali tensioni determinano un modellamento dell’atteggiamento posturale nel suo complesso. In questo senso anche la postura evidenzia la storia personale di ognuno di noi. La relazione tra postrura e personalità è ormai accettata anche dal mondo scientifico.

Attraverso il sistema di riflessologia podalica è possibile andare ad agire – per via riflessa – sui muscoli delle catene posturali. Come operatore mi è capitato spesso di osservare cambiamenti nella postura in chi si sottopone con regolarità nel tempo alle sedute di riflessologia. Oggi esistono specifiche mappe che consentono un lavoro molto accurato così da poter pianificare l’intervento. Benché si utilizzi il termine generico “riflessologia”, in realtà si tratta di un lavoro integrato tra varie tecniche di lavoro zonale che può rendere molto più veloce la funzione di riequilibrio posturale. Inoltre il massaggio del piede agisce anche a livello propriocettivo ed anche questo aspetto non va assolutamente trascurato in una operazione in cui la percezione del proprio corpo nello spazio diventa sostanziale. Per questo motivo l’approccio multidisciplinare diviene fondamentale nel trattare probemi di natura posturale. La riflessologia si inserisce laddove si desideri sollecitare tutti gli aspetti della vita individuale allo scopo di stimolare “farmacia naturale” presente in ognuno di noi. Personalmente i progressi più duraturi sono avvenuti in quelle persone che hanno in primo luogo assunto la responsabilità del proprio cambiamento avvalendosi di diverse figure professionali, utilizzando anche la riflessologia podalica.

Ma cosa può fare la riflessologia? Il lavoro attraverso la riflessologia è affrontato alla luce di un approccio olistico coinvolgendo aspetti legati alla totalità della persona e alla capacità innata di risolvere e ripristinare il proprio equilibrio, nel rispetto del lavoro svolto – anche in parallelo – da altre figure professionali propriamente sanitarie.

Nell’approccio olistico non interessa l’aspetto patologico della postura – essendo questo curato da specilisti del settore – piuttosto come la postura sia il frutto del vissuto della persone nell’ambiente in cui vive, determinato da fattori quali: respirazione impropria, stress, squilibri derivati da una scorretta alimentazione, traumi emotivi e fisici, posture professionali scorrette ripetute e mantenute nel tempo,  primissimi anni di vita. Sappiamo che anche problemi sensoriali incidono sulla postura: una persona che vede male, che sente male avrà sempre uno schema corporale e statico disturbato, delle tensioni muscolari disequilibrate, degli importanti accorciamenti muscolari. La postura è in costante e continua modificazione. Se molti fattori concorrono a modificare la postura sappiamo anche che la stessa postura scorretta a sua volta incide sul tono muscolare determinando un aumento dello stato di contrazione che si aggiunge al tono basale preesistente. Sappiamo che un permanente stato di eccitazione con il passare del tempo crea stati di accorciamento muscolare permanente, definiti tecnicamente “retrazione muscolare“, che sappiamo essere reversibile.

Oggi chi si occupa di traumatologia pone molta più importanza di un tempo alla postura, quando l’intervento era localizzato al trauma  senza tenere conto delle intere catene muscolari e meno che mai, della postura. A questo riguardo oggi gli operatori intervengono in modi diversi, come ad esempio tecniche di fibrolisi del tessuto connettivale, stretching globale attivo e altro. In questo ambito la riflessologia può essere considerata una pratica di supporto attuabile in parallelo assolutamente compatibile in grado di accelerare e mantenere i risultati ottenuti dagli specialisti del settore. Proprio perché interviene non solo dall’esterno, ma attiva tutti quei canali interiori, in grado di sollecitare la innata capacità del corpo di riparare se stesso.

Nell’intervento viene dato risalto alla respirazione quale “scambio con l’ambiente”. Liberare o bloccare il respiro equivale in qualche forma a liberare o bloccare le emozioni. La postura implica dinamiche relazionali. Alla luce di alcune considerazioni viene da ridefinire il concetto di postura sbagliata. E’ questo forse l’aspetto più interessante dell’approccio olistico. Riporto un brano tratto dal libro di Laura Bertelé, Ascolta e guarisci il tuo corpo. Laura Bertelé è medico spiecialista in terapia fisica e riabilitazione, iscritta all’Albo degli psicologi e ha ideato il metodo di riabilitazione che porta il suo nome. Alla base del suo lavoro ricorre l’idea che non si guarisce, anche da un semplice mal di schiena, se non si cambia quello che nella nostra vita non è in sintonia con la nostra natura. Il dolore può essere visto quindi come un messaggio, un modo che ha il corpo di attrarre la nostra attenzione, allo scopo di imporci un percorso di crescita. Nel suo libro dice che “Il controllo posturale è strettamente interconnesso con le zone del cervello non cosciente, dove sono memorizzati e immagazzinati i vissuti affettivi. La nostra posizione dipende quindi dalle nostre esperienze affettive… la frustrazione o la risposta positiva ai nostri bisogni vitali fisici e psichici determinano la posizione del nostro corpo, il nostro modi di essere, di stare al mondo. Questo avviene soprattutto nei primi anni di vita, in cui il bambino non ha la possibilità di rielaborare coscientemente le sofferenze dovute ad un ambiente carente e non può far altro che esprimerle nel corpo. La postura manifesterà quello che il bambino sente”. Inoltre il nostro corpo è programmato per non avere dolore. Per questo concepisce svariati comportamenti adattativi. In altre parole, quando interviene un fattore perturbatore dell’equilibrio (un trauma muscolare, psichico ec.) il sistema si organizza in modo da evitare il dolore e ripristinare, per quanto possibile, l’omeostasi perduta. In nuovo equilibrio viene raggiunto soltanto attraverso meccanismi compensatori causando alterazioni che però vanno a discapito della legge dell’economia perché richiedono un dispendio di energia maggiore creando col tempo ulteriore dolore, magari localizzato in altra sede.

…”Guarire non significa tornare indietro, ritornare sani, come prima: guarire significa acquisire consapevolezza, senso di libertà, equilibrio, purezza, significa diventare responsabili della porpria salute e della propria vita. Sono fermamente convinta che la malattia sia l’espressione di un disagio. Molte volte può diventare uno strumento: attraverso la malattia riusciamo a suscitare emozioni, sentimenti, preoccupazione, affetto, interesse. Molti malati non riescono e non vogliono guarire, perché guarire significa rinunciare a dei privilegi, a delle attenzioni, guarire significa soffrire, significa rivivere quello stesso disagio che ci ha fatto in quache modo ammalare, senza saperlo.”

Concludo con le parole della sopracitata Autrice: “Io credo che la vita ci presenti le situazioni che ci permettono una crescita: sta a noi, al nostro libero arbitrio, di fronte alle difficoltà recriminare, disperarci, arrabbiarci con il destino a volte misteriosamente difficile e tragico, oppure accettare la sfida, l’occasione e l’evoluzione, concentrandoci su ciò che di positivo la vita ci dona”


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